Blue Origin sfida SpaceX con TeraWave: costellazione satellitare da 6 Tbps

Blue Origin, la compagnia spaziale di Jeff Bezos, ha svelato i piani per la sua nuova rete satellitare TeraWave. Una costellazione ambiziosa di 5.408 satelliti in orbita bassa e media che punta a offrire connettività internet ultra-veloce, arrivando a dichiarare prestazioni superiori ai diretti concorrenti, come SpaceX di Elon Musk. Secondo le specifiche, TeraWave sarà in grado di raggiungere velocità fino a 6 terabit al secondo, un throughput enorme pensato per clienti enterprise e governativi che devono gestire enormi volumi di dati.

Il piano di dispiegamento dovrebbe iniziare nel quarto trimestre del 2027, ma tutto dipenderà dall’affidabilità e dalla cadenza di lancio del razzo New Glenn. Il successo della sua seconda missione nello spazio profondo a novembre 2025, che ha portato due sonde NASA verso Marte, è stato un test fondamentale. Blue Origin ha così dimostrato di padroneggiare il riuso del primo stadio, una tecnologia essenziale per sostenere i centinaia di lanci necessari a costruire TeraWave.

L’annuncio del 21 gennaio 2026 è un passo strategico nella corsa allo spazio che vede miliardari, startup e nazioni competere per il dominio della nuova frontiera. Bezos, che in un editoriale per Fast Company ha definito Blue Origin il suo “lavoro più importante”, ha investito personalmente oltre 10 miliardi di dollari nell’azienda dal 2000. Oltre a TeraWave, il fondatore di Amazon è coinvolto nel progetto Leo (ex Project Kuiper), la divisione satellitare di Amazon che mira a una costellazione di circa 3.200 satelliti per il mercato consumer e business. Nonostante gli sforzi, i traguardi operativi di Bezos restano indietro rispetto a quelli di SpaceX. La domanda ora è: TeraWave può colmare il divario?

TeraWave: Caratteristiche e strategia

Secondo Blue Origin, TeraWave utilizzerà un design “multi-orbita”, combinando satelliti in orbita bassa (LEO) e media (MEO) per garantire connessioni ad alta velocità e bassa latenza anche in aree remote o difficili da cablare. Nello specifico:

  • 5.280 satelliti LEO: Forniranno velocità fino a 144 Gbps, gestendo una parte significativa del traffico dati.
  • 128 satelliti MEO: Saranno il cuore della rete, in grado di raggiungere i 6 Tbps grazie a collegamenti laser ottici intersatellitari che “beameranno” i dati agli utenti a terra.

Mettendo a confronto le tecnologie, è interessante notare che l’attuale sistema laser di Starlink opera a 200 Gbps, ma solo per le comunicazioni tra satelliti. Musk ha dichiarato su X che i futuri collegamenti “spazio-terra” di SpaceX supereranno i 6 Tbps di Blue Origin, senza però fornire una tempistica certa. Il sito Starlink indica che la prossima generazione di satelliti, in lancio entro l’anno, offrirà “oltre un terabit al secondo di capacità di downlink”.

La scelta dei 6 Tbps non è casuale ed evidenzia una strategia di mercato precisa. Questa potenza è sovradimensionata per un uso domestico, ma ideale per data center, istituti di ricerca, forze armate e grandi corporation. Per questo, Blue Origin punta a circa 100.000 clienti enterprise e governativi, un bacino molto più selezionato rispetto ai 6 milioni di utenti Starlink. Amazon Leo, invece, seguirà una strada più simile a quella di SpaceX, cercando sia clienti privati che business. Questa differenziazione potrebbe limitare la concorrenza tra i due progetti di Bezos. Inoltre, a differenza di Blue Origin, Amazon Leo non ha vettori propri e dovrà affidarsi a compagnie come SpaceX stessa o, in futuro, proprio a Blue Origin per i lanci.

La corsa allo spazio si scalda: SpaceX in testa, ma il gruppo di inseguitori è affollato

Al momento, Elon Musk mantiene un netto vantaggio. Con oltre 10.000 satelliti in orbita, 8 miliardi di dollari di profitto nel 2025 e più di 24 miliardi di finanziamenti governativi accumulati nel tempo, SpaceX è leader indiscusso. Il primo atterraggio verticale di un razzo orbitale nel 2015 ha preceduto di un decennio il successo di New Glenn, sottolineando le diverse filosofie: l’approccio “move fast and break things” di Musk contro il metodo più graduale e sistematico di Bezos.

La possibilità per TeraWave di rimontare dipenderà anche dall’evoluzione di trend tecnologici come l’elaborazione di big data per l’IA. Sia Bezos che Musk vedono l’orbita terrestre bassa come la piattaforma ideale per future infrastrutture, come data center spaziali, che dovranno inevitabilmente appoggiarsi a servizi internet come i loro.

La competizione si estende anche alla Luna, con lo Starship di SpaceX e il lander Mark 2 di Blue Origin selezionati per le missioni Artemis III e V.

Tuttavia, la corsa non è a due. Emergono altri attori globali:

  • Rocket Lab sta sviluppando il suo razzo riutilizzabile Neutron.
  • La Cina ha presentato all’ITU richieste per costellazioni che potrebbero totalizzare fino a 200.000 satelliti.
  • L’Agenzia Spaziale Europea ha stanziato 5,1 miliardi di dollari per nuovi sistemi di trasporto spaziale, mentre l’UE avanza con il progetto di costellazione sovrana IRIS².
  • Il Giappone compie progressi significativi verso lanciatori riutilizzabili.

In questo panorama in rapida evoluzione, TeraWave non è solo una sfida a SpaceX, ma la dichiarazione d’intenti di Blue Origin per conquistare un pezzo cruciale del futuro mercato spaziale: la connettività d’élite per l’era dell’AI e dei big data. La posta in gioco non è solo commerciale, ma strategica.

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