Come ha fatto un film con Matt Damon e un’idea brillante a fallire così male?

È incredibile come un film con un regista del calibro di Alexander Payne, un cast stellare con Matt Damon (per il quale Hollywood ha speso oltre 900 miliardi di dollari sul grande schermo), un budget dignitoso di 68 milioni di dollari e una storia piena di premesse, possa prendere una deriva così catastrofica. Stiamo parlando di “Downsizing”, una satira fantascientifica sul tema del rimpicciolimento che, uscito nel 2017, ha diviso la critica.

Nonostante la presenza di Christoph Waltz, Kristen Wiig, Hong Chau, Jason Sudeikis e Phil Reeves, “Downsizing” si è rivelato un deludente fiasco sia di critica che di botteghino. Il film non è nemmeno riuscito a coprire i costi di produzione, incassando appena 55 milioni di dollari in tutto il mondo, per poi essere stroncato dalla maggior parte dei recensori (sulla piattaforma Rotten Tomatoes si ferma a un 47% di gradimento).

Una premessa originale sprecata

L’idea di partenza di “Downsizing” aveva tutto il potenziale per essere qualcosa di strano e distintivo. La pellicola ruota attorno a una scoperta scientifica, chiamata appunto “downsizing”, in grado di rimpicciolire la materia organica, esseri umani inclusi. Viene presentata come una rivoluzione etica per evitare la sovrappopolazione, ridurre i rifiuti e offrire una vita completamente nuova a chi ha il coraggio di compiere questo passo irreversibile. La trama segue Paul (Matt Damon) e sua moglie Audrey (Kristen Wiig), una coppia che decide di sottoporsi alla procedura. Ma una volta che Paul si ritrova dall’altra parte, scopre che Audrey si è tirata indietro all’ultimo momento, e i suoi piani – insieme a quelli del film – vanno completamente in frantumi.

L’esecuzione fiacca di un’intrigante fantasia scientifica

La tecnologia del rimpicciolimento in “Downsizing” offriva moltissimi spunti da esplorare, eppure il film sceglie di concentrarsi su tematiche politiche e sociologiche (come l’immigrazione, la disuguaglianza, il consumismo e il senso della vita) che abbiamo visto centinaia di volte. Certo, se affrontate con maestria, queste tematiche avrebbero potuto essere avvincenti, ma “Downsizing” non va mai oltre la superficie, rifugiandosi in cliché già abusati.

Come ha sottolineato il critico Andrew Lapin nella sua recensione per NPR: “La cosa triste di questo film è che la sua premessa centrale offre un buon spunto per una satira sociale, prima che il treno impazzito di Payne deragli completamente… È sbalorditivo come un film su persone in miniatura possa avere così poca immaginazione, visiva o meno”. Peter Bradshaw di The Guardian ha definito il film “una pellicola sopraffatta dalle sue stesse implicazioni ecologiche e umane”.

“Downsizing” non è andato molto meglio nemmeno con il pubblico generale, come dimostrano i punteggi medi degli utenti su IMDb e Metacritic. In definitiva, Alexander Payne (che ha scritto la sceneggiatura con Jim Taylor) non è riuscito a sfruttare appieno questa idea ad alto concetto e multisfaccettata. Non almeno nel modo in cui ci è riuscito, ad esempio, “Ex Machina”, uno dei film più inquietanti sull’intelligenza artificiale.

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