The Odyssey di Christopher Nolan si preannuncia come un film straordinario perché unisce il mito fondativo della cultura occidentale a un approccio cinematografico realistico, tecnico e profondamente autoriale, qualcosa che Nolan non ha mai tentato prima a questa scala.
Quando Jonathan Nolan dice di aver visto The Odyssey e la definisce “un risultato incredibile”, non sta facendo semplice promozione familiare. Chi conosce il loro rapporto creativo sa che Jonathan è spesso il primo filtro critico dei progetti di Christopher. E quando parla di “conversazioni profonde sulla direzione della storia”, significa una cosa precisa: questa non sarà una trasposizione scolastica di Omero.
Per noi in Italia, L’Odissea non è solo letteratura: è scuola, università, teatro, cinema d’autore. Nolan sta entrando in un territorio culturalmente sensibile — e questo rende il progetto molto più rischioso… e interessante.
Nolan e Omero: un accoppiamento meno ovvio di quanto sembri
A prima vista, Christopher Nolan sembra lontano dal mito classico. Ma se guardiamo meglio:
- Memento è un’odissea della memoria
- Interstellar è un nostos spaziale (il ritorno a casa)
- Inception parla di tentazione, identità e inganno
- Dunkirk è un viaggio di sopravvivenza frammentato nel tempo
Il tema del ritorno, della prova e dell’identità è sempre stato centrale nel suo cinema.
Dal mio punto di vista (e da spettatore che ha rivisto Interstellar più volte di quanto ammetterò pubblicamente), Nolan è ossessionato da una domanda molto omerica:
Chi siamo, quando tutto ci viene tolto?
Cast stellare: forza o rischio?
Il cast di The Odyssey è impressionante: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya, Lupita Nyong’o e molti altri.
Qui però vale la pena essere onesti.
Errore comune: pensare che “più star = film migliore”
Non sempre funziona così. Un cast troppo riconoscibile può:
- spezzare l’immersione
- trasformare il mito in uno “star vehicle”
- togliere universalità alla storia
Perché con Nolan potrebbe funzionare
Nolan ha già dimostrato di saper annullare l’ego delle star (Dunkirk è l’esempio perfetto). Gli attori diventano strumenti narrativi, non attrazioni.
Se Matt Damon sarà davvero Ulisse, mi aspetto:
- meno eroismo
- più stanchezza
- più ambiguità morale
E questo sarebbe tremendamente fedele a Omero.
Un punto chiave che molti stanno sottovalutando
La vera sfida non è il viaggio.
È il tempo.
L’Odissea non è lineare: è racconto, memoria, versione dei fatti. Se Nolan applica la sua struttura temporale non-lineare al poema, potremmo assistere a qualcosa di mai visto:
un mito raccontato come un puzzle narrativo, dove lo spettatore ricostruisce Ulisse pezzo per pezzo.
Personalmente, è questo che mi fa più paura… e più voglia di vederlo.
Cosa potrebbe andare storto (onestà prima dell’hype)
Per essere davvero utili, parliamo anche dei rischi:
- Eccesso di complessità – non tutto il pubblico vuole “studiare” un film
- Distacco emotivo – Nolan a volte privilegia l’idea al sentimento
- Confronto inevitabile con il testo originale – soprattutto in Europa
Ma se c’è un regista capace di fallire in modo interessante, è proprio lui.
Data di uscita e aspettative reali
L’uscita internazionale è fissata per 17 luglio.
Il mio consiglio? Andate al cinema senza aspettarvi “Il Gladiatore” o “Troy”. Questo sarà probabilmente:
- più introspettivo
- più freddo
- più filosofico
E sì, probabilmente dividerà il pubblico.