Playdate – Recensione: Un’esplosiva commedia d’azione fuori moda che ci ricorda i film degli anni ’90

Playdate

Eccola, la «commedia d’azione familiare» che nessuno si aspettava (o forse sì?). In un’epoca in cui il cinema mainstream punta tutto su supereroi iper-seriosi e sequel infiniti, «Playdate» (letteralmente “Appuntamento di gioco”, ma distribuito in Russia con il titolo esplosivo “Убойная суббота”) irrompe nelle sale come un simpatico, fragoroso dinosauro. Un film che sembra uscito da una macchina del tempo degli anni ’90 o primi 2000, quando un sabato pomeriggio perfetto includeva un VHS di «Spia per caso» o «Una babysitter in campeggio». E non è un caso: la pellicola, firmata dal regista Luke Greenfield («The Animal»), è una dichiarazione d’amore (o forse una provocazione?) a quel genere sepolto. Con tanto di esplosioni, battute sguaiate e una sana dose di imbarazzo per procura.

La coppia improbabile (e un po’ cliché)

Al centro della storia c’è Brian (Kevin James), l’archetipo del “bravo uomo” americano in crisi: panzone, sguardo perso, lavoro noioso e un rapporto con il figliastro Lucas che va avanti per inerzia. Il suo mondo grigio (simbolizzato da un minivan grigio, vero punching ball del film) viene sconvolto dall’incontro con Jeff (Alan Ritchson), l’anti-Brian. Lui è un veterano d’Afghanistan, un padre perfetto con un sorriso smagliante e un figlio, CJ, che sembra uscito da un campo di addestramento per bambini-soldato (ma in versione comica). Il tutto mentre i due ragazzini, l’insicuro Lucas e il mini-Rambo CJ, tentano goffamente di fare amicizia.

Quando l’innocuo playdate si trasforma in un film d’azione

La svolta arriva rapidamente: una tranquilla serata in un family restaurant diventa il set di uno scontro a fuoco. Ed è qui che la sceneggiatura di Neil Goldman (uno dei creatori di «Scrubs») rivela le sue carte: non si tratta solo di una commedia sugli uomini di mezza’età, ma di un vero e proprio buddy-movie d’azione in salsa familiare. I due papà, braccati da misteriosi criminali, si ritrovano in una fuga rocambolesca a bordo del loro fido (e malconcio) minivan, mentre al sedile posteriore i bambini guardano… «Il silenzio degli innocenti». Un contrasto che riassume bene lo spirito dissacrante del film.

Un film coraggiosamente fuori moda

E qui sta il punto. «Playdate» è un film sorprendentemente e coraggiosamente fuori moda. In un’epoca in cui anche le commedie devono avere un “messaggio” profondo o un dramma da affrontare (pensate alla svolta di registi come Peter Farrelly), questa pellicola sceglie la strada dello puro intrattenimento, senza troppi ripensamenti. Si ride del PTSD, delle dinamiche familiari disfunzionali, dei bambini iper-caffeinati e della mascolinità tossica, ma sempre con un occhiolino. È un film che non ha paura di sembrare stupido, perché la sua stupidità è calcolata, amorevole, un tributo a un cinema più spensierato.

Il vero nemico? La noia della vita adulta.

La trama si infittisce con colpi di scena degni di uno spy-movie in salsa parodica (entra in scena un colonnello ispirato a «Apocalypse Now»), ma il cuore del film rimane lo scontro tra due visioni della paternità e, in fondo, della vita. Brian rappresenta la resa alle convenzioni, la grigia routine dell’adulto responsabile. Jeff, invece, è l’incarnazione di un’infantilità eroica e pericolosa, che vive la vita come se fosse un film. Il loro scontro/allenza è il manifesto di un cinema che si rifiuta di crescere, proprio come molti di noi spettatori che, in fondo, ogni tanto vorremmo solo spegnere il cervello e goderci due ore di esplosioni e battute demenziali.

In conclusione: per chi è questo film?

«Playdate» non vincerà premi Oscar e non entrerà nella storia del cinema. Ma forse non è questo il suo obiettivo. È una chicca nostalgica per chi ha nostalgia dei film “vecchio stile”, un esperimento coraggioso in un panorama omologato, e una commedia d’azione che, nonostante i suoi difetti e le sue esagerazioni, riesce a divertire con genuinità. Un po’ come ritrovare un giocattolo preferito dell’infanzia: non è sofisticato, ma sa ancora regalare un sorriso. All’italiano medio, abituato a un certo cinema d’autore o alle mega-produzioni, potrebbe far storcere il naso. Ma a chi cerca un puro e semplice divertimento da sabato sera, senza pretese, questo “appuntamento esplosivo” potrebbe proprio fare al caso suo. Basta salire a bordo del minivan e tenersi forte.

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